Landmines in Africa

L'Ambasciatrice di Buona Volontà dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNCHR) Angelina Jolie parla del tempo trascorso in Cambogia e degli effetti delle mine di terra in quel luogo, e del'impatto che il viaggio ha avuto su di lei personalmente. Vuole comunicare le sue esperienze al mondo per cercare di far crescere la consapevolezza a favore dell'azione contro le mine.

di Jenny Lange, MAIC

Jenny Lange (JL): Che cosa innanzitutto ti ha reso cosciente del problema delle mine nel mondo?

Ms. Angelina Jolie (AJ): Quando sono andata in Cambogia per lavoro, improvvisamente mi sono ritrovata in un paese dove ho potuto vedere come fosse un problema molto grave. Eravamo confinati all'interno dei luoghi dove potevamo muoverci o camminare a causa delle mine di terra.

JL: Che cosa in Cambogia ha distolto la tua attenzione dal cinema verso la Cambogia e la sua gente?

AJ: Penso siano state molte cose come l'aver conosciuto la storia del luogo, che non mi hanno insegnato a scuola. Sentivo che mi avrebbero dovuto insegnare il problema delle mine di terra. Mi ha fatto scoprire subito molte cose del mondo e quanto dovevo imparare, come la storia dei popoli. Sono così cordiali, grandi e pieni di energia; sono davvero dei sopravvissuti. Penso siano persone davvero straordinarie.

JL: Ti sei rivolta all'UNHCR, o sono loro che si sono rivolti a te dopo la tua visita in Cambogia?

AJ: Mi sono rivolta io all'UNHCR perché credo quello che l'ONU sta cercando di fare, . . . e sono una sostenitrice nelle Nazioni Unite. Ho letto sulle varie attività e l'UNHCR era il più apprezzabile perché credo che i profughi siano le persone più vulnerabili al mondo. Subiscono di tutto incluse le mine di terra. Sono vulnerabili a tutto.

JL: Tramite la tua posizione nell'UNHCR, cosa speri di poter compiere esattamente?

AJ: Consapevolezza sulla difficile situazione di questi popoli. Penso che dovrebbero essere ammirati per come sono sopravvissuti, non guardati dall'alto in basso. Penso che la gente molte volte si sente a disagio e non apprezza l'idea. Sembrano farsi da parte per quello che importa loro. Penso che questa sia gente davvero straordinaria che non viene capita veramente. Inoltre, io personalmente ho proprio voluto incontrare queste persone in giro per il mondo e conoscerle, perché sono i miei eroi, e penso siano persone meravigliose.

JL: Ho letto di recente che tu personalmente sei stata capace di far esplodere una mina di terra. E' vero?

AJ: Sono andata con la HALO, che è una grande organizzazione. Eravamo in Cambogia. Eravamo . . . in un campo che stavano sminando dove avevano trovato tre diverse mine. Alla fine di ogni giorno le fanno esplodere, e me ne hanno lasciata una da far esplodere. E' stata una sensazione molto forte perché sai che una cosa del genere, se la HALO non fosse stata lì e se non la si faceva esplodere, poteva ferire qualcuno, e ti stai sbarazzando di qualcosa che altrimenti sarebbe stato pericoloso o mortale. Quindi ho provato una grande sensazione.

JL: Riesci a descrivere personalmente gli effetti che le mine di terra hanno avuto sulle vittime in Cambogia, fisicamente, psicologicamnete ed economicamente?

AJ: Penso sia difficile da descrivere perché queste persone sono vittime di un orrore talmente grande, eppure sono così forti che non sembrano vittime. Quindi penso che non si vuoi gridare che sono vittime. Dovremmo puntualizzare che non devono subire tutto questo, perché sono dei sopravvissuti. Ma certamente li condiziona in molti modi. C'è un'organizzazione, la CVD, Cambodia Vision and Development, che lavora con le persone più vulnerabili; la maggioranza sono vittime delle mine. Se riesci a immaginare il posto e la terra in Cambogia, voglio dire che ci sono davvero poche strade in gran parte del paese. Le strade che hanno loro, nella stagione delle piogge, diventano nient'altro che fango. Così se sei una persona che ha una sola gamba, o sei cieco senza braccia e hai dei bambini e cerchi di lavorare, e di guadagnare del denaro, e prenderti cura di casa, è dura, lo è già abbastanza essere genitore e fare tutto ciò normalmente. Sembra impossibile e probabilmente sarebbe impossibile senza l'aiuto di gran parte di queste organizzazioni. Organizzazioni come il CVD radunano insieme molte di queste persone perché possano lavorare in un gruppo. Sono eccezionali. Poi vai in posti dove è molto difficile per loro accedere alle protesi, dipende dove sono nel paese. E i bambini piccoli, se sopravvivono e hanno perso un'arto, e i loro corpi stanno ancora crescendo, devono tornare di frequente. Non hanno automobili e ospedali locali. E' un bel viaggio andare e trovare qualche volontario che ti rimette a posto e in grado di adattare l'osso. Ne avranno per tutta la vita perché stanno crescendo. E' una cosa davvero terribile.

JL: Mentre eri in Cambogia, o in Pakistan o in Africa, ti sei mai sentita personalmente in pericolo per le mine o per qualsiasi altro problema?

AJ: Allora, le mine sono un fatto specifico della Cambogia. Certamente, mi sono addentrata in certe aree dove ti avevano detto soltanto che non era esploso niente in quell'area, quindi non non è considerata un'area ad alto rischio, ma assieme a tutti gli altri resti su un sentiero ben definito che è già stato percorso. Non si devia da quello. Sai che nel cuore della notte quando dovevo andare a usare il bagno dietro ai cespugli e davvero non ero sicura dove'era il sentiero. E' folle, il pensiero che proprio non lo sai, e per le persone che vivono così tutto il tempo. C'erano periodi in cui andavamo in Cambogia e dovevamo essere estremamente cauti dove stavamo andando e conoscere l'area. Per chiunque lavori per qualsiasi tipo di sminamento o qualsiasi tipo di lavoro umanitario, c'è pericolo e c'è sempre un'area ad alto rischio.

JL: Sono sicura che hai incontrato molte persone influenti e hai sentito molte storie incredibili. Ci sono alcune di queste esperienze che vorresti condividere?

AJ: Ce ne sono così tante. Davvero una persona dopo l'altra in ogni paese diverso dall'altro che ha una sua vita che non riesco nemmeno a immaginare ed è passato attraverso degli orrori che non riesco nemmeno a immaginare. Eppure, in ogni paese, ogni famiglia era più generosa di quanto abbia mai incontrato in altri paesi con il loro tempo o quel che avevano. Cercando di rimediare del cibo o del tè o qualcos'altro e di darti un sorriso, e sono così grati per quello che avevano lasciato, uno spirito indomito. E questo era ammirevole per me, che questo non fosse specifico di uno posto o di una persona. Questo continua per la maggioranza della gente lì fuori. Per qualsiasi ragione, non so perché, ma hanno imparato qualcosa nella loro sofferenza e nella loro lotta con cui abbiamo perduto il contatto.

JL: Come Ambasciatrice per l'UNHCR cosa ti credi di aver fatto per l'organizzazione?

AJ: Spero di aver portato maggior consapevolezza. Questo è tutto quello che posso sperare. So quello che stato fatto per me, ma spero che abbia portato più consapevolezza. Sento che è perché la gente tende a farmi domande, e ho ricevuto molte lettere da parte giovani che parlano delle cose che stanno facendo per fare la differenza. E' questa è una cosa davvero piacevole perché prima non ricevevo lettere come queste. La cosa più importante, o la cosa che penso di aver realizzato maggiormente è stato andare in questi posti e sedermi con le famiglie per un'ora, e penso . . . quel che conta più di tutto è che lasci la tua strada e ti siedi in mezzo alle persone per ascoltare le loro storie e parli con loro e gli mostri che qualcuno ci tiene a loro e ascolta.

JL: Hai dei piani di ulteriore coinvolgimento con altri programmi umanitari, o più specificamente con altre organizzazioni riguardanti le mine di terra?

AJ: Si, per le mine, bene il film che ho appena finito tratta molte cose ma tratta anche delle mine che è stato grande, una cosa molto interessante avere l'intera troupe che imparava, sugli effetti delle mine di terra. Ma si, lo farò certamente. Siamo appena stati in Namibia, e sono più informata di quella zona. Quella zona sta . . . cambiando e non so se capiremo di più sulla situazione delle mine in quel luogo. E in Afghanistan, sono sicura che col ritorno sul posto dell'UNHCR ci saranno molte cose da affrontare, e affronteranno anche lo sminamento lavorando fianco a fianco con altri. E in Cambogia, ho . . . fondato alcune scuole e ho intenzione di trasferirmi in Cambogia, e di avere una casa lì, e un posto dove vivere. Così tutto quando dovrà essere sminato. Le scuole sono già state sminate. Ci sono anche organizzazioni, come la Campaign to Band Landmines (Campagna per la messa al bando delle mine di terra). Ho incontrato Jody Williams, e ho trascorso del tempo con lei, abbiamo organizzato una serata in casa per diffondere consapevolezza. C'è molto da fare. Ma si spera che si fermi la produzione delle mine e sia finita per tutti, perché questo è quel che deve succedere prima di tutto.

JL: Hai dei piani futuri con l'UNHCR?

AJ: Sarò a Washington per il Refugee Week, e poi credo che sarò via in Sud America

 

Fonte: Journal of Mine Action    Tradotto da Elros