Intervista
Ha lasciato le vesti di ambasciatrice dell'Onu per reindossare la tuta argentea e le armi di Lara Croft: la bellissima Angelina Jolie porta nuovamente sugli schermi la supereroina archeologa, stavolta alla ricerca del vaso di Pandora rubatole da Chen Lo, il terribile boss del crimine cinese.
Silvia Bizio l'ha intervistata a Los Angeles.
Quanto il training per 'Tomb
Raider 2' ti ha aiutata a trovare un equilibrio tra spirito e corpo?
Oh, moltissimo! Era proprio ciò di cui avevo bisogno. Stavo attraversando un
periodo in cui soffrivo di insonnia per cui il fatto di arrivare veramente
esausta alla fine della giornata è stata una cosa positiva. Ora non ho più
bisogno di stancarmi così per potermi riposare, mi basta stabilire un contatto
con me stessa. Penso che fare molto training e imparare a conoscere il proprio
corpo attraverso la meditazione, lo yoga o anche la corsa, sia il modo giusto
per mettersi in contatto con se stessi proprio com'è accaduto mentre giravo Tomb
Raider, anche se lì ero obbligata a occuparmi della mia salute. Per me è stata
una benedizione che mi ha fatto molto bene!
Quando un film ha molto
successo si chiede sempre al protagonista di fare un sequel. E' accaduto così
con Tomb Raider?
Fare un sequel... beh, non ero molto soddisfatta del primo film e quindi era una
cosa che volevo fare più che altro per me stessa. Volevo che questo film
rispecchiasse il modo in cui io l'ho immaginato e che il personaggio si
avvicinasse di più a cosa io potevo essere e provare. Lara Croft, in questo
secondo episodio, è una donna più completa, anche più femminile, si capiscono
meglio le sue relazioni e amicizie e i suoi obiettivi, cosa che nel primo
episodio non veniva fuori in maniera soddisfacente.
Questo venerdì, mentre
da noi arriva Lara Croft, negli Stati Uniti esce il tuo ultimo film, 'Beyond
Borders' ('Oltre i confini') in cui interpreti un ruolo completamente diverso:
una coraggiosa donna che parte per l'Africa dietro un medico che presta servizio
nei luoghi devastati dalla guerra. E' un'esperienza che tu hai fatto realmente
come ambasciatrice dell'Onu: ci racconti come è stato?
Quando ho letto il copione, cinque anni fa, mi ha molto commosso, ma poi il film
non si è potuto fare e sono rimasta molto delusa perché ci tenevo tanto a fare
questo viaggio. Così ho pensato: io sono una persona, non solo un'attrice, posso
andare là e imparare come individuo. Così ho comprato un sacco di libri e ho
cominciato a parlarne, parlarne... Ho chiamato a Washington l'Unchr e ho chiesto
di incontrarli, poi sono partita per la Sierra Leone perché ormai mi sentivo
molto coinvolta. Certo, la sceneggiatura mi ha ispirata, ma in verità aver messo
piede in quel paese la prima volta ha cambiato completamente la mia vita e da
allora posso dire di essere diventata una persona migliore.