Jolie, una poliziotta che seduce i killer
Los Angeles Dopo la seconda
avventura dell'eroina dei videogiochi Lara Croft e dopo il drammatico "Beyond
Borders", entrambi non andati troppo bene al botteghino, per Angelina Jolie è il
momento del giallo.
È uscito anche in Italia "Identità violate", pellicola diretta da D. J. Caruso
in cui l'attrice premio Oscar interpreta il ruolo di un agente dell'FBI che
viene inviata a Montreal per investigare sul caso di un serial killer che assume
l'identità delle sue vittime. Incontrerà un uomo (Ethan Hawke), l'unico
sopravvissuto al killer e si troverà lei stessa in pericolo.
C'è qualcosa in comune fra questo serial killer e il mestiere dell'attore,
non trova?
Certo, anche noi assumiamo l'identità del personaggio e più bravi siamo e più ci
confondiamo con esso. Le dirò di più, anche il mestiere del poliziotto ha
qualche cosa in comune con quello dell'attore. Il poliziotto va sulla scena del
delitto ed inizia a pensare. Da come ha agito il killer costruisce la sua
personalità. Il processo dell'attore è simile, studia il copione, studia il suo
ruolo e ricostruisce la personalità del suo personaggio.
Nella pellicola ci sono scene di nudo.
Non ho alcun problema ad interpretare scene di nudo, l'importante è che siano
funzionali al film. Non ho mai girato scene sexy prendendole come un obbligo da
contratto, non le ho mai trovate imbarazzanti. Penso che il seno di una donna,
sia il seno di una donna, non mi spaventa vederlo al cinema, non mi spaventa
girare una scena a seno nudo, non è una gran cosa, insomma. E poi in questo caso
era appropriato alla storia.
Come mai un giallo?
Mi ha affascinato la storia e mi ha affascinato il carattere della poliziotta
che interpreto. Sono sempre incuriosita dai comportamenti umani e nel caso di
una poliziotta il fascino è ancora maggiore. Una donna che per mestiere
investiga lei stessa sul comportamento umano e che poi, inevitabilmente rimane
coinvolta in prima persona.
Lei è un'attrice molto attiva, lo scorso anno ha girato quattro film e nella
sua agenda che ne sono altri cinque in produzione. Non deve essere facile
conciliare il suo lavoro con il fatto di essere madre e single.
Non è facile ma nel mio lavoro è possibile riuscire a gestire il proprio tempo.
Io mi porto sempre Mad sul set, non penso che un figlio debba essere cresciuto
da una baby sitter: la priorità è mio figlio, sono madre e lo sarò per tutta la
vita. Per il momento riesco a conciliare le due cose senza sacrificare mio
figlio.
E' vero che vorrebbe adottare un altro bambino?
Ci sto pensando. In questo sono sottoposta a valutazione da parte un'agenzia
specializzata in adozioni, se tutto andrà bene, presto Maddox avrà un
fratellino. Ho sempre pensato che quando il piccolo avesse iniziato la scuola e
quindi fosse stato un pochino più indipendente, avrei portato a casa un altro
bambino.
I tabloid le attribuiscono una storia d'amore per ogni film. Colin Farrell
per "Alexander", Ethan Hawke per "Taking Lives".
Questa volta i cronisti hanno fatto di più. Pare che abbia frequentato
praticamente tutto il cast, ed abbia ancora avuto tempo di girare il film!
Le danno fastidio tutte queste attenzioni?
Ormai ci ho fatto l'abitudine. E' il rovescio di una medaglia che comunque vale
la pena possedere.
Ci può raccontare qualcosa dell'"Alexander" di Oliver Stone.
Non posso dire nulla se non che lavorare con Stone è stata un'esperienza
fantastica, e che anche in questo caso mi sono state attribuite almeno un paio
di love story.
E' vero che non farà un terzo Lara Croft?
Credo di no. Sono stata felice di fare i primi due. Il primo è stato faticoso ed
entusiasmante perché era il primo, il secondo è stato più facile e quindi più
divertente. Sento che non ho bisogno di farne un altro. Sarebbe sbagliato.
Fonte: Intervista di Andrea Carugati IL SECOLO XIX