Angelina Hell' Eyes
 

Una pazza. Una maniaca depressiva. Una poco di buono. Una ragazza insofferente e disturbata. Ne ho dovute leggere di tutti i colori prima di incontrare Angelina Jolie. Ciliegina sulla torta: il talk show in cui appare il papà di lei, l’attore Jon Voight, che con gli occhi gonfi la implora di farsi visitare da uno psichiatra, uno bravo.

Ho dovuto sorbirmi anche questo, oltre a tutte le storie di lei che ama i coltelli al punto da inventarsi certi giochi strani; che avrebbe voluto dirigere un’impresa funeraria; che sarebbe in preda a una serie di turbe a sfondo sessuale, tanto che andare a letto con donne o uomini non farebbe differenza.

Incamerata ogni informazione, sono andato all’incontro: e ovviamente l’Angelina Jolie con cui ho parla non ha niente a che vedere con tutto quello che avevo studiato. Se fosse stato un esame universitario, mi avrebbero cacciato a calci. Diafana, riservata alle soglie del timido, con addosso una semplice camicia chiara senza alcuna pretesa di provocare, Angelina si è presentata con tono quasi spaventato. Angelina Jolie? Quella dell’Oscar? La stessa che in Tomb Raider salta come indemoniata tra Cina e Africa? Proprio lei.

La prima sensazione è che i tempi in cui lo sport preferito della 28enne californiana consisteva nell’andare in Tv a raccontare robe strampalate per lasciare l’audience di stucco (tipo: “Ogni tanto vorrei uccidermi…”) siano rinchiusi in un baule della memoria.

L’invenzione del laser le ha consentito di rimuovere dal braccio (candido, lavoro impeccabile) il tatuaggio col nome dell’ex marito Billy Bob Thornton, ma nessuna scoperta tecnologica sarà mai in grado di cancellare quello che le è rimasto impresso nell’animo. “È stato un periodo difficile. Il divorzio è un’esperienza alla quale non si è mai preparati. Ma non rinnego nulla: ho commesso degli errori, ora li sto valutando. Da quello che ho imparato spero di ricavare qualcosa di positivo. Credo di essere una buona persona, con molti difetti, come tutti. Intanto sono diventata madre adottiva, e questo è un cambiamento importante. Era un sogno che cullavo sin da ragazza, per una qualche ragione sentivo che avrei fatto felice qualcuno che apparteneva a un mondo lontano dal mio. Ho capito per la prima volta cosa significhi la parola ‘responsabilità’. Mi sono resa conto che fare l’attrice è uno scherzo, rispetto al ruolo di madre. In mezzo a ciò ho girato un film e ho dovuto confrontarmi con tutte le stupidaggini che hanno detto sul mio conto”.

Sull’ex marito è lapidaria: “No, non siamo amici”. Del padre, invece, non parla. Dice solo di aver chiarito alcuni punti con lui, ma sostiene pure di non potergli perdonare alcune frasi pronunciate. Non è un caso se tra i 10 tatuaggi che ha lasciato sul proprio corpo, ce n’è uno che campeggia sullo stomaco: “Quod me nutrit me destruit”. Ciò che mi nutre, mi distrugge.

”Ho scoperto la solitudine e, devo ammettere, non è una sensazione solo negativa. Anzi, forse mi sono arricchita più così che frequentando certa gente. Da un anno ormai non esco con un uomo e da molto tempo non faccio sesso. Lo so, sto facendo un dispetto a quelli che vogliono cucirmi addosso un’etichetta diversa, ma la mia è una vita piuttosto regolare”.

Ha svuotato l’appartamento di Los Angeles, città dove ha deciso di non tornare se non sarà costretta. Ha comprato casa a Londra e vorrebbe vivere sei mesi in Europa e il resto dell’anno tra Vietnam e resto del mondo. Il suo ruolo di ambasciatrice dell’Unicef sembra interessarla molto più del resto, dello show-business, delle copertine (che le dedicano comunque), delle serate di gala e tutta la fuffa che ci va appresso. Sempre in compagnia del piccolo Maddox, il 3enne vietnamita che ha adottato, sta finendo di girare un thriller a Montreal, poi, giura, si prenderà una lunga vacanza.

“Vengo pagata con cifre vergognose, delle quali non ho assolutamente bisogno. Quando l’ho finalmente capito, ho anche realizzato che non ho nessuna necessità di fare tre film all’anno. Magari me ne basta uno ogni cinque. E forse fra qualche anno smetterò addirittura. Trovo più interessante girare il mondo, conoscere nuove culture, cercare di essere utile a chi davvero ne ha bisogno. Credo che la fortuna di essere ricca e famosa possa essere investita in qualcosa di importante”.


Dando un’occhiata agli incassi, forse l’unico film che Angelina deciderà di fare nei prossimi cinque anni potrebbe essere il terzo della serie Lara Croft. “Lara è un’avventuriera, adora le culture diverse dalla sua, ama viaggiare e fa molta fatica a fidarsi degli uomini. Diciamo che tra noi ci sono molti punti in comune. Se arriva una sceneggiatura interessante, allora perché no? Il secondo film, come raramente accade, in fondo è meglio del primo”.

Fonte:  Riccardo Romani - GQ